Samos

Ultimo giorno a Samos

3 Luglio 2018

L’esperienza a Samos mi ha fatto incredibilmente riflettere su ogni aspetto della vita che ho potuto vedere incontrando le persone e i luoghi di questo posto.

Ciò che più mi ha disarmato e colpita sono stati i contrasti che ho potuto notare in questo posto.

Arrivo a Samos e il primo giorno noto l’isola, un posto meraviglioso, con dei tramonti che incantano e che mi resteranno sempre nel cuore.

Respiro l’aria di mare, passeggio per il paese ascoltando musica greca in compagnia di alcuni volontari, ridendo e scherzando.

Mi sembra di essere in vacanza. Fino a quando due giorni dopo non vedo il campo. Un luogo orribile, vedo la sofferenza sui volti degli anziani che pensavano di morire nella loro terra e invece la guerra li ha costretti a vivere lì.

Vedo una bambina neonata, avrà avuto 6 mesi al massimo, sdraiata per terra a giocare con suo padre vicino alle latrine del campo, dove io ho difficoltà anche a passare con le scarpe da ginnastica dallo sporco che vedo e dall’odore che sento.

Vedo un ragazzo che ho incontrato al centro il giorno prima e l’avevo un po’ evitato non so per quale motivo, lo rivedo nel campo che mi saluta e mi chiede come sto con un sorriso sincero e io gli dico bene, ma non gli faccio la stessa domanda temendo la risposta, perché lui vive lì.

I miei occhi avevano già cambiato modo di vedere il secondo giorno. Poi arriva sera e vado in spiaggia per riprendermi un attimo da tutto ciò che ho visto, una spiaggia bellissima, il cameriere che mi offre da bere e il lettino, mi faccio un bagno e guardo il tramonto.

Sono di nuovo in vacanza, ma questa spiaggia non ha più il sapore del primo giorno dal momento che mi accorgo che nell’altra metà della spiaggia ci sono i ragazzi del campo, io sono sul lettino e ho da bere offerto, loro sono là senza nulla ma si divertono.

Vedo il contrasto anche qui, non riesco più a sentirmi anche un po’ turista.

Poi qualche giorno dopo vado fuori a bere qualcosa con i volontari, ma incontro alcuni ragazzi del campo super carini e mi fermo a chiacchierare. Vorrei invitarli a bere qualcosa con noi ma so che non potrebbero. Vorrei restare lì a chiacchierare con loro senza niente, ma incontro la macchina dei volontari e salgo con loro.

Mi sento divisa dentro di me, da un lato vedo e sento cose orribili, che non avrei mai immaginato standomene a casa, dall’altro vedo un’isola meravigliosa e gente che si diverte.

E io mi trovo spaccata a metà perché non so che fare. E così continua per molti, moltissimi giorni, non credo a ciò che vedo e a ciò che sento, non posso accettare che esista.

Vedo i contrasti ovunque, anche dentro di me che lavoro nel campo e la sera magari penso a come vestirmi per andare a bere qualcosa.

Smetto per qualche giorno di uscire, ma comunque mi sento quasi in colpa per avere una casa dove stare sapendo che le persone che vedo di giorno sono in quel posto. Inizio a conoscere sempre di più le persone del campo, bambini, donne e uomini adulti. Iniziamo a parlare, inizio a conoscerli e vedo che persone splendide sono.

Sinceramente tutti quelli che ho incontrato sono persone splendide, sembra retorico ma così è stato. Piano piano inizio a vedere che non c è più confine tra me e loro, sparisce la distanza causata dal giudizio che usavo come filtro per vedere quella situazione.

I miei occhi iniziano a vedere altro, inizio a sentire altro. C’è la sofferenza, ci sono i contrasti, ma non sono poi così diversi da quelli che vivono le persone che hanno tutto e che comunque soffrono lo stesso, o per il troppo lavoro, o per qualche cosa in famiglia o per i soldi che mancano o sono troppi e si finisce per spenderli e diventare superficiali, o sempre in cerca di una felicità che sembra sempre essere là ma mai qui e adesso.

Inizio a vedere queste persone per quello che sono, senza più pensare a dove vivono, perché forse il fatto di non avere niente li ha talmente segnati che a me sembrano quasi straordinari. Vedo bambini con lo sguardo da adulti, che magari hanno perso tutto esternamente, ma dentro li vedo e li sento molto più ricchi dei bambini che sono abituata a vedere.

Vedo ragazzi della mia età con cui parlo e condivido e non mi sembrano quei ragazzi che sono abituata a vedere e ad ascoltare, mi hanno spesso insegnato moltissimo soltanto raccontandomi le loro esperienze. Ho visto e sentito contrasti evidenti e meno evidenti ogni giorno in questo luogo, ma alla fine ho visto la ricchezza che portava ogni persona.

Sono stati i miei maestri questo mese, in una scuola molto difficile che per fortuna io ho dovuto soltanto studiare senza doverla esperire come stanno facendo loro.

Ma ringrazio queste persone perché hanno una ricchezza che non potranno mai perdere, perché non può essere rubata né distrutta da nessuna guerra.

E le ringrazio perché questi contrasti rimarranno comunque, ma sarò in grado di vederli e superarli perché grazie a loro ora so come fare.

È stata forse l’esperienza più difficile che abbia mai vissuto, ma ho imparato ad essere felice anche lì in quell’inferno.

Perché cercare la felicità fuori di noi è come tentare di prendere al laccio una nuvola, non è una cosa della mente…

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *