Samos

Ultimo giorno di Volontariato a Samos…

1 Luglio 2018

Ieri è stata una di quelle giornate che hanno segnato un punto importante per la mia vita, come se avessi unito i puntini di un grande disegno che solo ora riesco a vedere.

Oggi è stato il mio ultimo giorno come volontaria nel campo profughi di Samos, ultimo per ora perché poi non si sa mai.

Ricordo ancora il giorno in cui sono arrivata qui, non sapevo cosa aspettarmi, come comportarmi, come sarebbe stato. Ero completamente spaesata, anche solo per il fatto di trovarmi con tantissimi volontari americani con cui non riuscivo a comunicare come avrei voluto a causa del loro inglese che non capivo proprio.

Già solo per questo fatto ho compreso molte cose che prima altrimenti non vedevo, come il fatto di non riuscire a interagire avendo una barriera così grande come può essere una lingua diversa e molti altri aspetti.

Ma questo non era nulla in confronto a ciò che avrei dovuto vivere successivamente. I primi giorni in cui lavoravo al centro vedevo tutte queste persone, di tutte le età, con esigenze diverse, con una lingua e una cultura diversa dalla mia.

Ho visto il campo profughi con i miei occhi per la prima volta e poi molte altre volte ancora. Se devo immaginarmi l’inferno ecco potrebbe essere come questo campo. Persone che vivono in condizioni veramente difficili, ho visto ratti passare tra le tende, un campo sovraffollato dove l’acqua non è mai abbastanza e dove le violenze sono all’ordine del giorno.

Un campo dove vivono persone di ogni genere, bambini, neonati, anziani, ragazzi, adulti, uomini e donne, un campo di 2600 persone che ne dovrebbe in realtà contenere solo 700.

Ho avuto la possibilità in questo periodo di conoscere molte di queste persone, le vedevo tutti i giorni, parlavo con loro, facevo ogni genere di attività oppure anche niente, semplicemente potevamo anche stare seduti al centro a chiacchierare o anche per strada se incontravo qualcuno.

Ho ascoltato le loro storie, la loro vita, la guerra che hanno vissuto, il distacco dalle loro famiglie, il rischiare tutto per un futuro migliore, accontentandosi di vivere in questo luogo orribile sempre nella speranza di poter avverare i propri sogni.

Mi sono sentita tremendamente in difficoltà nell’affrontare moltissime situazioni, difficoltà che nella mia vita di tutti i giorni non avrei mai affrontato. Mi sono sentita disarmata, inutile, come se non potessi veramente fare niente. Mi sono sentita profondamente colpita e triste per cose che ho visto e sentito che mi hanno colpito profondamente. Mi sono sentita senza forze, come se tutto fosse inutile e insensato, non ce la facevo più.

E nella mia vita non era mai successo prima di questa esperienza di pensare veramente e di sentire che davvero non ce la facevo più a sopportare tutto questo, ma qui sono arrivata fino a questo punto.

Mi sono calata fino in fondo per vedere davvero cosa significhi per queste persone essere qui, ho visto la sofferenza ogni giorno intorno a mi sono lasciata segnare fino al punto di non farcela più.

Ma è stato proprio l’arrivare ad accettare quel punto, accettare di non farcela per le difficoltà oggettive interiori e materiali che un luogo del genere ti offre, accettare ogni singola cosa che mi faceva sentire abbattuta, accettare il mio punto di rottura, tutto questo mi ha fatto radicalmente cambiare prospettiva su ogni aspetto della mia vita, su queste persone, sulle persone a casa.

Vedo le stesse cose che vedevo prima ora, perché la situazione non è cambiata, ma guardo con occhi diversi. Ogni idea che potevo avere su questo luogo, ogni speranza è caduta ma ora vedo ciò che prima non riuscivo a vedere. Vedo un luogo pieno di umanità, vedo persone che nonostante non abbiano niente hanno dentro di sé una ricchezza inestimabile.

So che molti di loro, se avessi bisogno mi aiuterebbero, ma sarebbero anche disposti semplicemente a condividere qualcosa o a divertirsi.

Vedo la voglia di ognuno qui, dai volontari, alle persone che vivono nel campo, di fare del proprio meglio, di migliorarsi, di aiutare.

Vedo una grande scuola di umanità, dove non esiste più la divisione io volontario tu profugo, io europeo tu straniero, una scuola dove i miei migliori insegnanti sono state le persone che incontravo ogni giorno, dai bambini, ai volontari, ai ragazzi e agli adulti.

Grazie a queste persone mi sento cresciuta enormemente e arricchita da questa esperienza, tanto da non ricordarmi nemmeno molto di come era la mia vita prima di essere qui. So per certo che questo luogo mi ha segnata e d’ora in poi guarderò ogni cosa con occhi diversi, perché certe cose non si possono dimenticare.

Questo luogo tremendamente difficile e orribile che non riuscivo più a sopportare mi ha trasformata e in qualche modo mi è entrato nel cuore, tanto da pensare che mi piacerebbe stare qui di più.

Oggi ho partecipato alla cena per i minorenni, mi sono divertita tantissimo, ma alla fine è stata dura dover salutare tutti quei ragazzini che vedevo ogni giorno e che veramente mi sono entrati nel cuore.

E quando vedi che pur senza fare troppi discorsi perché io parlo inglese e loro in arabo, però senti che l’amicizia che si è creata è vera, quando vedi che ti abbracciano 50 volte in una sera perché sanno che te ne vai e tu ti lasci abbracciare perché in realtà vorresti abbracciarli 100 volte e avere la possibilità di vederli ancora o comunque di sapere che stanno bene, ecco per tutto questo dico che ne è valsa veramente la pena.

Quando li ho salutati vedevo che avevano gli occhi lucidi e io idem, perché sono persone che nella semplicità più totale mi sono entrate nel cuore e non potrò mai dimenticarmi di loro. Così come gli altri ragazzi che sono fantastici e mi sono venuti a salutare a mezzanotte in piazza perché ci tenevo tantissimo a dirgli ciao, un ciao che spero sia solo un arrivederci.

Salutare i bambini a cui facevo lezione ogni giorno, uno che mi abbraccia e mi bacia spontaneamente e suo padre triste perché sa quanto ci tenevo a loro, l’altro bambino invece una vera peste che mi saluta comunque in un suo modo riconoscente di ciò che ho fatto per lui, ma che comunque sicuramente farà impazzire anche la maestra che ci sarà dopo di me.

E poi tutti i volontari con cui ho condiviso un’esperienza incredibile, problemi e situazioni difficili, ma anche risate e divertimento. Ecco tutto ciò mi fa sempre più capire come ogni barriera tra ogni essere è solo Illusoria, come in realtà siamo tutti in cerca della stessa cosa, della gioia, della pace e dell’amore. Ringrazio ogni persona incontrata qui per essere stata parte di una parte importante della mia vita, forse la parte che mi ha aperto più di tutte le altre gli occhi, la mente e il cuore.

Auguro ad ognuno di noi che questo sia solo un punto da cui poter partire per trovare la nostra strada. E ringrazio profondamente per tutta la ricchezza che queste persone mi hanno trasmesso, perché perfino in un luogo come questo ho potuto vedere una speranza per tutti e per un mondo migliore. Inshallah.

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