Conoscenza e realizzazione del Sè

Riflessioni sull’Ego

Nella mia vita sono sempre stata molto curiosa.

Ho sempre avuto un debole per ciò che non conoscevo, sentendomi prevalentemente un’allieva e cercando di apprendere in ogni istante. Ho sempre fatto mille domande, dalle cose più banali a quelle più complicate.

Ho sempre creduto che gli altri fossero un bellissimo mistero da scoprire, trovandomi spesso con persone molte diverse da me e considerando l’enorme valore che potevano trasmettermi, mostrandomi nuove prospettive sul mondo.

Credevo che tutto ciò che potevo imparare si trovasse all’esterno di me, nelle persone che incontravo ogni giorno, nelle situazioni che dovevo affrontare, in ogni passo che compivo.

Un giorno, non molto tempo fa, compresi attraverso una grande intuizione, che ogni risposta che cercavo davvero si trovava già dentro di me.

Iniziai così a cambiare la mia prospettiva sul mondo, sulle persone, sulle situazioni.

Se è vero che ogni risposta giace già al mio interno, in una parte profonda che ogni giorno cerco di scoprire e spolverare sempre meglio, tutto ciò che vedo all’esterno di me non può essere altro che uno specchio di ciò che ancora devo comprendere.

Un giorno un amico mi scrisse che la vita produce minuziosamente ogni esperienza per poter conoscere sé stessi, per poter imparare prima di tutto ciò che l’amore non è, per poi lasciare emergere spontaneamente ciò che è realmente.

Il mio punto di vista cambiò profondamente e iniziai a rivolgermi sempre, in ogni istante, al mio interno, considerando ogni esperienza come perfetta.

Una parte di me sembra però ancora non accettare questo processo, quasi come se volesse convincermi di sapere tutto, per guidarmi e darmi quelle sicurezze che tanto cerca.

Questa parte viene chiamata dai grandi maestri con diversi nomi, io la chiamerò con il nome che più si è guadagnata: semplicemente Ego.

Un tempo il mio Ego era piuttosto cocciuto, un po’ capriccioso, spesso molto sensibile e anche piuttosto rigido. Era pieno di immagini e di idee su ogni cosa, prima di tutto su me stessa, su come avrei dovuto essere, su cosa avrei dovuto pensare, poi anche sugli altri e sul mondo in generale.

Iniziandolo ad osservare ogni giorno, notai però che non sapeva di verità, dato che cercava sempre di convincermi con qualcuna delle sue infinite opinioni.

Iniziai a vedere che il mio Ego era il padrone della mia vita, decideva cosa dovessi fare, mostrandomi ogni paura che non avrei mai voluto vivere, la solitudine, l’abbandono, la tristezza, la morte, la povertà, la malattia, l’esclusione e l’ingiustizia. Allo stesso tempo mi mostrava i più alti desideri che potevo perseguire e, allo stesso tempo, anche fare avverare.

Mi accorsi che la mia vita non era la mia vita, ma la vita del mio Ego, di quel miscuglio di immagini, pensieri e credenze che, illudendomi di essere libera, mi tenevano imprigionata in una gabbia dorata.

Oggi questo Ego non se n’è andato e nemmeno vuole farlo, ma si sente sempre un po’ più debole, poiché osservandolo cerco di non nutrirlo.

Sta quindi affinando le sue tecniche, per cercare di restare interessante ai miei occhi.

Ma se non sono l’Ego, allora posso chiedermi “quali sono i miei occhi?”

Questa è la domanda che mi sono posta all’inizio di questi anni di pratica interiore, fino a quando non conobbi ciò che davvero sono, ciò che siamo tutti, quello che i grandi maestri hanno denominato “Osservatore”, quell’essenza silenziosa che sta sotto alla nostra vita, che programma le nostre esperienze, che sa guardare la realtà per ciò che è davvero.

Questo Osservatore è così talmente consapevole di sé stesso che non può essere compreso da nessun Ego ed attende soltanto che questo prima o poi si arrenda.

Una frase di Mooji descrive perfettamente questo processo: “Gli occhi vedono un sacco di cose, ma non possono vedere sé stessi.

Allo stesso modo il nostro Ego prova a convincerci di un sacco di cose, non mostrandoci la realtà di ciò che siamo davvero.

Per convincerci usa tutti i suoi strumenti, i desideri, le paure, i voglio e i non voglio che ci fanno oscillare tra gioia e dolore ogni giorno.

L’Osservatore silenzioso non vede questo, poiché nel suo silenzio colmo di tutto non giudica, non vede il giusto o lo sbagliato, ma la perfezione in ogni cosa.

L’Osservatore non vuole mostrarsi, perché già sa di essere, l’Ego invece cerca di attirare la nostra attenzione su di lui perché sente la sua precarietà.

Un grande maestro un giorno mi disse che l’Ego è solamente un tranello, quello che inganna la nostra percezione su cosa sia davvero la realtà.

Una volta che si sperimenta anche per brevi istanti l’Osservatore, si comprende ad un livello profondo e non mentale, che la realtà non è quella vista attraverso gli occhi dell’Ego.

Non ci sono lenti o maschere che possano mostrarci ciò che è realmente, ma solo la resa dell’Ego può farlo. Questa resa è quella che dovremmo cercare di perseguire ogni giorno, per lasciare che la vita accada.

Come dice Ramtha “Non fare nulla, ma lascia accadere.” Questo grande maestro vuole solo indicare come l’Ego ci tenga imprigionati nei pensieri sul fare e sull’essere in un certo modo, senza lasciare emergere ciò che si è realmente.

Mi è spesso successo, che ciò che lascio accadere spontaneamente, senza pensarci, senza programmare nulla (poiché chi è che pensa e che programma se non l’Ego che vuole tirare l’acqua al suo mulino e nutrire le sue sicurezze e le sue credenze?), è ciò che si rivela poi perfetto per me in quel momento, come se la vita sapesse esattamente cosa mostrarmi e solo un atteggiamento di resa, di fiducia e di apertura può portarmi la situazione più adatta, in base a ciò che devo ancora imparare ad accogliere.

L’Ego è anche colui che che ci pone in continuazione nel passato e nel futuro, mostrandoci il mondo sulla base delle nostre esperienze passate e proiettando continuamente qualcosa sul futuro, distogliendoci dalla perfezione dell’istante presente.

Krishnamurti, in uno dei suoi scritti, parlava appunto della mente innocente, una mente che valuta la realtà per ciò che è, osservandola con gli occhi puri come quelli di un bambino, senza idee su come qualcuno o qualcosa dovrebbero essere, senza voler cambiare i fatti, ma osservandoli semplicemente per ciò che sono nella loro oggettività, senza volerli e senza respingerli.

A questo proposito occorre comprendere come attrazione e repulsione, tutto ciò che desideriamo e ciò che detestiamo o di cui abbiamo paura, siano in realtà le forze dell’Ego, di cui egli si nutre per evitare di arrendersi. Occorre osservare ogni dinamica con una mente pura, al di là dei pensieri o idee che ci piacciano oppure no.

Sento per esempio spesso parlare di rapporti lavorativi conflittuali, in cui si tende dare la colpa agli altri. La realtà è che gli altri vanno bene così come sono, poiché ognuno agisce in base alle proprie dinamiche interiori, sulla base del proprio Ego, che può essere sia buono che cattivo (sempre se si giudica con gli occhi di un altro Ego, poiché l’Osservatore vedrebbe solo perfezione).

È compito nostro solamente utilizzare quel rapporto per osservare le nostre dinamiche, che puntualmente emergono, accogliendo l’altro o la situazione così come sono.

Questo compito può sembrare molto arduo, soprattutto quando ci si identifica completamente con il proprio Ego, attribuendosi caratteristiche e modi di essere o pensando di avere la verità in tasca, ma è l’unica chiave per liberarsi da ogni tipo di condizionamento e limite.

L’unica vera libertà è la libertà dall’Ego, poiché quest’ultimo è una schiavitù che incatena più di una prigione.

Concludo con le parole di un grande maestro, Jiddu Krishnamurti, che sulla libertà dall’Ego si esprime in questi termini:

Per liberare la mente dovete vedere tutto il condizionamento che ha subito, senza che intervenga il pensiero.

Non vi sto proponendo un enigma; fate la prova e vedrete.

Vi è mai successo di vedere qualcosa senza che si intrometta il pensiero? Avete mai ascoltato, guardato qualcosa senza che si metta in moto tutto il processo della reazione?

Direte che è impossibile vedere senza pensare; direte che la mente non può scrollarsi di dosso il suo condizionamento. Ma se la pensate così, vuol dire che avete permesso al pensiero di bloccarvi, perché, in realtà, voi non sapete se esiste o non esiste una possibilità del genere.

Allora, posso rendermi conto… o meglio, la mente può rendersi conto del suo condizionamento?

Io credo di si. Per favore, provate. Siete consapevoli di essere indù, socialisti, comunisti, o quello che volete? Ne siete consapevoli senza dire assolutamente se sia giusto o sbagliato?

Proprio perché è un compito estremamente difficile l’imparare a vedere, diciamo che è impossibile. Io dico che solo quando vi rendete completamente conto del vostro essere, senza la minima reazione, il condizionamento si dissolve totalmente, fino in fondo.”

Per imparare a vedere realmente, l’unico modo è quello di utilizzare occhi che non abbiamo mai utilizzato prima: quelli dell’Osservatore che si nutre del silenzio che contiene ogni parola.

Chiara Fantini

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